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10 | 11 | 2017

online

Il viaggio dell’impresa 4.0 nasce da un buon architetto dell’innovazione

Quanto è radicata, oggi in azienda, la consapevolezza di poter vincere la sfida della trasformazione digitale? E come si sta muovendo il management per gestire il necessario cambiamento?

L’esigenza di cambiare pelle all’impresa, portandola a “pensare” e a muoversi secondo i canoni imposti dal modello 4.0, genera nuove complessità ma è anche una grande opportunità, soprattutto per i Chief information officer e per i direttori Hr. Ne è convinto Carlo Capè, amministratore delegato di Bip, società di consulenza italiana che si occupa di “digital transformation” sfruttando competenze sviluppate “in house” e quelle delle aziende acquisite negli ultimi anni, la svizzera Sketchin (design thinking), Open Knowledge, Ars et Inventio e, più di recente, Artax Consulting.
«La trasformazione – spiega Capè al Sole24ore.com – è la sommatoria fra persone e tecnologie. Non c’è una formula standard, dipende dall’azienda e dipende ovviamente dal management aziendale. Vediamo al momento un doppio problema: sono pochi i responsabili delle risorse umane ad aver compreso e capito la problematica e non tutti i Cio si stanno facendo carico del cambiamento». Persiste dunque una situazione di stallo, che chiama spesso e volentieri il Ceo o il direttore generale ad imporre all’area It lo shifting degli investimenti dalle classiche soluzioni informatiche ai nuovi strumenti digitali, dettando in prima persona le linee guida del cambiamento. Ancora limitati, sottolinea ancora Capè, sono i casi realmente “disruptive”, in cui le veci e il ruolo del Cio è stato preso da una nuova figura ad hoc, il Chief digital officer (...).