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Bip Stories

Manuela Cimino

Senior Consultant

#Bruxelles #SocialLab #PA

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Manuela è project manager in area transportation e lavora principalmente con la pubblica amministrazione, in Italia e all’estero. Ma la sua esperienza in Bip non si limita a questo: due anni fa ha avviato un progetto di responsabilità sociale interno all’azienda, che è stato esteso con successo a tutti i colleghi, dando la possibilità di partecipare ad attività di volontariato in orario lavorativo.

Lavorare con la pubblica amministrazione: qual è l’aspetto più sfidante?
Le PA stanno andando verso una nuova fase di innovazione, affidandosi sempre più a consulenti esterni per innovare radicalmente servizi e processi. Ma l’aspetto più sfidante, secondo me, è l’idea di poter migliorare concretamente la realtà in cui viviamo e di cui facciamo parte, attraverso progetti innovativi che guidano la pubblica amministrazione verso un futuro più digitalizzato e ed efficiente che vada sempre più incontro alle esigenze di tutti noi.

Su quale progetto stai lavorando al momento?
Sto lavorando come project manager per un progetto di aviazione europeo finalizzato a migliorare la gestione del traffico aereo, a contatto con realtà istituzionali e professionisti provenienti da tutta Europa. Le frequenti trasferte a Bruxelles sono stancanti, ma alimentano la mia passione per l’estero, che ho sempre cercato di far conciliare con il lavoro, prima a Madrid e poi a Buenos Aires. Contemporaneamente seguo attivamente e con entusiasmo il Social Lab, il progetto di responsabilità sociale di Bip.

Com’è nato il Social Lab?
Il Social Lab è nato come start-up nel 2016. L’idea era quella di dare l’opportunità  ai colleghi di svolgere attività di solidarietà durante l’orario lavorativo, coinvolgendoli attivamente nell’individuazione, nella scelta e realizzazione dei progetti di volontariato. Ho proposto la mia idea ai miei responsabili, e confrontandoci con le diverse aree aziendali abbiamo fatto partire un progetto pilota definendo concept, piattaforma e regolamento.

Qual è stata la difficoltà più grande che hai incontrato?
La sfida più grande è stata nei primi mesi, quando abbiamo raccontato l’iniziativa ai colleghi e abbiamo trasmesso il messaggio più importante: l’opportunità di ampliare i propri orizzonti e il conseguente  arricchimento personale e professionale che sarebbe scaturito dal  coinvolgimento in un’esperienza totalmente diversa dall’ordinario. Inizialmente ero convinta si trattasse solo di un progetto pilota, ma mi sono dovuta ricredere. Il numero di colleghi che chiedevano di partecipare al Social Lab è aumentato velocemente così lo abbiamo esteso da Roma anche a Milano, con grande successo.

E le soddisfazioni?
Sicuramente i ringraziamenti da parte delle associazioni di volontariato coinvolte, spesso sorprese dalla passione dei colleghi e dal fatto che l’azienda preveda di svolgere queste attività in orario lavorativo, considerandole una tipologia di formazione alternativa. Ulteriore soddisfazione è stata vedere colleghi, che prima non si conoscevano, legare tra loro proprio grazie a situazioni non ordinarie in cui si sono trovati a collaborare.
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